Depressione, AI e media: perché le immagini artificiali peggiorano gli stereotipi
[#46] Uno studio spagnolo mostra che le immagini generate con l'AI sono ancora più stereotipiche e stigmatizzanti di quelle "reali" usate dei giornali.
La rappresentazione sui media della depressione è un tema delicato. Molto spesso, infatti, le immagini scelte per illustrare un articolo sono una riproposizione acritica di stereotipi e stigma sul disagio psicologico.
Uno studio condotto sui media spagnoli nel biennio 2022-2023 ha individuato nella disperazione (‘hopelessness’) il tratto più frequente: una visione della malattia e del disagio mentale che tende a dire che non c’è una vera e propria speranza di guarigione.
Negli ultimi anni, le immagini generate dalle AI sono aumentate, anche in questo specifico ambito. Rivolgersi all’AI non risolve il problema degli stereotipi: gli algoritmi sono nutriti dei dati prodotti dalla società, quindi riproducono aspetti molto simili a quelli che caratterizzano il mondo attorno a noi.
Non tutto sullo stesso piano
Cosa succede, però, se sottoponiamo alle persone immagini reali e generate dall’AI sul tema della malattia mentale e poi chiediamo loro un’opinione? Se lo è chiesto un gruppo di ricerca dell’Universitat Pompeu Fabra di Barcellona (Spagna) che ha pubblicato un paper sulla rivista scientifica JMIR Human Factors poche settimane fa. Le persone a cui è stato chiesto di giudicare le immagini sono affette da depressione e la composizione del gruppo era distribuita per diverse fasce d’età.
Le immagini dei media sono state prese da tre quotidiani spagnoli (La Razón, El País e Eldiario.es). Le altre immagini sono invece state generate da 4 diversi bot: Deep Dream Generator, DeepAI, OpenAI e Dream Studio.
Il primo risultato era atteso, praticamente scontato: le persone che hanno partecipato allo studio confermano che anche le immagini generate dall’AI riproducono gli stereotipi e perpetrano una visione stigmatizzante della depressione.
L’aspetto sorprendente è che le immagini generate dall’AI sono giudicate peggiori di quelle “reali”:
Le immagini generate dall’intelligenza artificiale sono [state] considerate ancora più stereotipate, con riproduzioni significative degli stigmi dell’emarginazione o dell’esclusione sociale.
Il risultato è che queste rappresentazioni stanno “influenzando negativamente le persone con depressione”. Se sono una persona depressa e leggo le notizie sulla depressione che trovo su giornali che usano immagini generate dall’AI mi sento rappresentato in maniera sbagliata. Si attiva così una sorta di feedback negativo che non mi aiuta.
Che fare?
La conclusione del paper è che sia necessario un maggiore dialogo tra chi lavora nei media, nella comunicazione e nel giornalismo, le persone direttamente interessate da questi argomenti e chi lavora nel mondo dell’AI. La speranza è di migliorare la rappresentazione della depressione e, in generale, della malattia mentale sui mezzi di comunicazione.
Non si tratta di una questione da poco. Secondo i dati del 2025 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le persone depresse nel mondo sono 280 milioni. E, fa notare il paper, in Spagna il dato sulla depressione è passato da colpire il 3% della popolazione prima della pandemia di Covid-19 al 12% nel periodo successivo.
La quota di popolazione che vive questo tipo di condizione, insomma, è molto aumentata negli ultimi anni. Chi si occupa di giornalismo e divulgazione scientifica sulla salute mentale dovrebbe interrogarsi di più sulle cause profonde di questa crescita preoccupante; ma già adottare una comunicazione più accorta, evitando immagini che veicolano messaggi superficiali sulla depressione, sarebbe un buon primo passo.
72 ore di biodiversità a Scandicci (FI)
La biodiversità agricola è fondamentale per garantirci la possibilità di produrre cibo di qualità in quantità sufficienti di fronte alle sfide della crisi climatica. Per questo motivo, in occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità indetta fin dal 2000 dall’ONU per il 22 maggio, a Scandicci la Rete Semi Rurali, un’associazione che ha nel proprio scopo la tutela e la promozione della biodiversità in campo, organizza la 72 ore di biodiversità: una maratona con incontri, visite guidate negli orti, presentazioni di libri, eventi per i bambini e le bambine. Tutto all’insegna della biodiversità.
Ci saremo anche noi, come partner di COUSIN, un progetto finanziato dall’UE, che sta studiando cinque crop wild relatives, cinque parenti selvatiche delle piante che coltiviamo, per capire come ci possono aiutare a sviluppare varietà che siano più capaci di adattarsi alla crisi climatica in corso. E allo stesso tempo contribuire alla biodiversità in campo.
Tutto il programma della 72 ore di biodiversità è disponibile sul sito del festival. Un ulteriore incentivo a fare un salto? Ci saranno anche un sacco di assaggi dei diversi produttori che partecipano…!
Appuntamenti
Il 22 maggio (ore 18:00) Marco Boscolo sarà a Rimini, ospite del Liceo Alessandro Serpieri per una conferenza pubblica in compagnia dello storico Francesco Filippi, esperto di fascismo (e non solo). L’appuntamento è aperto a tutti e tutte e gratuito: basta prenotarsi tramite il QR code che c’è nella locandina.
Dal 28 al 31 maggio molte di noi saranno a Mechelen (Belgio) per l’appuntamento con il Dataharvest, la conferenza europea sul giornalismo investigativo. In particolare, Elisabetta Tola sarà una delle speaker di un evento in programma per il 30 maggio (alle 13:45): How to save the planet with nerds.



